Enti Locali, Social Media,

Enti locali e social media

Social PA: Comunicare Online.

SI al dialogo con i cittadini con le “3 C”, NO al marketing elettorale!

di Vera Arabino Giornalista, Web e Social Writer, Digital PR.

Social PA. Che i social media siano una grande risorsa ormai non sfugge a chi ha un’attività economica o professionale e pertanto ha costantemente bisogno di intercettare contatti e clienti.



Eppure non tutte le piccole e medie imprese sfruttano ancora a dovere le potenzialità dei social media, come giustamente evidenzia Rinaldo Panucci che ringrazio per l’ospitalità sul suo blog dedicato al social media marketing per le pmi.

Spostando l’attenzione dalla realtà aziendale al mondo della Pubblica Amministrazione, distinguerei invece due piani: quello della politica, che è sempre molto attivo perché considera i social media come “terreno di caccia” per il consenso elettorale e quello delle istituzioni, che negli ultimi anni hanno fatto grandi progressi ma ancora non hanno focalizzato appieno un assioma fondamentale: il dialogo con il cittadino va coltivato con le “3 C” - costanza, correttezza e competenza - soprattutto on line.

social PA,

La mia esperienza di addetto stampa e comunicatrice  di enti pubblici locali mi consente di asserire che l’aspetto più negativo della presenza delle istituzioni nei social media è anzitutto la volubilità e discontinuità.  Molto spesso è sufficiente un cambio di amministrazione o la nomina di un nuovo dirigente (o anche l’ormai cronica mancanza di risorse) per abbandonare l’interazione sociale digitale con i cittadini.

Altre volte invece il problema è la superficialità, perché l’interazione digitale viene affidata a dipendenti animati da buona volontà (ma non da competenza) e si nota la mancanza di un vero community manager che sa come mantenere attivi i canali social, proporre argomenti e contenuti adeguati a ciascun mezzo, rispondere agli utenti, filtrare i messaggi.

#SocialMedia e #PA Gli Enti Locali devono comunicare online con i cittadini. Condividi il Tweet

Di converso posso dire che, nei casi più virtuosi, gli strumenti social sono diventati degli  efficienti URP (ossia Ufficio Relazioni con il Pubblico) virtuali oppure, molto spesso, si sono rivelati utili per gestire le emergenze di natura meteorologica, sia pure con qualche “degenerazione”. Penso ad esempio alla pagina Facebook di un Comune del salernitano funestato da eventi alluvionali che, ad ogni pioggerella, veniva puntualmente bombardato dagli studenti che chiedevano la chiusura delle scuole “a scopo precauzionale”.

Le mie riflessioni trovano riscontro anche nei dati di due indagini che fotografano il rapporto tra P.A. e social media: una di Francesco Pavan del 2010 e l’altra di  Giovanni Arata del 2013. Entrambe evidenziano una progressiva crescita della presenza degli enti locali sui social media, ma ne sottolineano la mancanza di continuità, un certo appiattimento sui contenuti dei siti web (che vengono semplicemente “trasferiti” sui social), una scarsa interattività e un’eccessiva unidirezionalità (soprattutto su Twitter).

Se è vero poi che le Regioni risultano le più attive sui canali You Tube, viene anche rilevata troppa presenza di contenuti politico-elettorali, diversamente dai Comuni che per fortuna  sono più attenti alla promozione del territorio. In compenso su Facebook si registra una minore presenza di politica nelle pagine degli enti, anche perché la maggior parte dei politici ha un proprio profilo personale. Com’è giusto che sia, anche se l’ex ministro per i Beni culturali Massimo Bray è addirittura finito in tribunale per colpa di un tweet ed è toccato al Consiglio di Stato chiarire che un “cinguettio” non è un atto amministrativo.

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Tabella Vademecum PA e Social Media (Clicca per ingrandire)

Certo va detto che non c’è alcun obbligo normativo per la P.A. di essere presente sui social media, ma è una scelta che non solo è coerente con il Codice dell’amministrazione Digitale (che prevede un diritto all’uso delle tecnologie da parte di cittadini e imprese, nelle comunicazioni con i pubblici uffici) ma che viene anche fortemente incoraggiata dal Ministero per l'innovazione, che ha messo a punto nel 2011 un ampio ed utile  “Vademecum Pubblica Amministrazione e Social Media”, curato da esperti del Formez.

Devo dire che la premessa del vademecum è chiara e ampiamente condivisibile:

"continuare a concentrare i propri sforzi esclusivamente in presìdi tradizionali (siti web e portali verticali) equivale a sperare di raggiungere la propria utenza arringandola da un pulpito collocato in una piazza vuota, mentre essa è altrove. In altri termini, il sito o il portale pubblico sono strumenti necessari, ma non più sufficienti se davvero si vuole raggiungere la propria utenza. Per farlo, è necessario conoscere e presidiare i luoghi ove essa è ormai abituata a muoversi, ossia i siti di social networking."

C’è da auspicare che lo capiscano finalmente anche tutti gli amministratori pubblici e che, soprattutto, comprendano che l’interazione sociale digitale con i cittadini da parte degli enti locali non è uno strumento di marketing politico da usare all’occorrenza delle scadenze elettorali, ma va coltivata con continuità, con adeguate risorse e con professionisti esperti.

Grazie della cortese attenzione.



Hai avuto esperienze con la Pubblica Amministrazione sui Social Media?

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Rinaldo Panucci
Social Media PMI at PromoVisual
Mi occupo di comunicazione aziendale attraverso l'uso delle nuove tecnologie, principalmente: social media e fotografia.
Fare pubblicità su internet con semplici strategie di web marketing per piccole e medie imprese, professionisti e altre attività commerciali.
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Rinaldo Panucci

Mi occupo di comunicazione aziendale attraverso l'uso delle nuove tecnologie, principalmente: social media e fotografia. Fare pubblicità su internet con semplici strategie di web marketing per piccole e medie imprese, professionisti e altre attività commerciali.

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